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LA STORIA E LA TRADIZIONE

 

ARCHI E FRECCE NEL TEMPO

di Achille Grandis

Chi di noi non si è esaltato vedendo nei films le battaglie dei pellerossa che sui loro cavalli in corsa usavano l'arco con grande destrezza e le gesta di Robin Hood nella foresta di Sherwood che con archi e frecce combatteva i soldati dello sceriffo di Nottingham?
Molti ricordi della nostra infanzia sono legati all'uso dell'arco come arma da caccia e da guerra. Questo semplice attrezzo è rimasto accanto all'uomo per millenni, lungo tutto il cammino della sua evoluzione. Alcuni ritrovamenti lo fanno risalire addirittura a 30.000 anni fa: era costruito in legno con le punte delle frecce in minerale. Si usavano anche materiali come il corno, ossa e tendini di animali.
Gli antichi Egizi costruivano i loro archi con diverse qualità di legno: frassino, ciliegio, acacia e betulla, mentre gli orientali preferivano il bambù e il gelso. Questo tipo di arco ha subito nel tempo un'evoluzione tecnologica, dapprima da parte dei Turchi, che hanno ideato un arco "ricurvo", un principio sfruttato ancora ai giorni nostri, poi dai Mongoli, abilissimi tiratori, il cui arco era corto e di grande potenza. I pellerossa, invece, usavano un arco semplice fatto di legno, ossa e tendini di animali rivestiti di pelle.
Molto più tardi, alla metà del secolo scorso, nasce in Inghilterra il "long bow", un arco di apparente semplicità ma costruito con una tecnica molto evoluta: il legno utilizzato è il tasso, è curato nelle rifiniture ed è elegante nelle forme. Un vero oggetto da collezione! Con il "long bow" i nobili inglesi amavano cimentarsi gareggiando nelle fastose corti.
Inizia così ad affermarsi la pratica del tiro con l'arco, intesa come sport, mentre prosegue la ricerca di materiali e forme nella costruzione di archi e frecce.
Negli anni '50 fanno la loro comparsa gli archi in acciaio. Alcuni modelli sono smontabili. Vent'anni più tardi si costruisce il "take down", un arco dalla tecnica evolutiva: l'impugnatura è in metallo e con due flettenti smontabili in legno, metallo o fibra di vetro. Sul corpo centrale vengono applicate delle aste con pesi per ovviare alle vibrazioni e aumentare la stabilità al momento del rilascio della corda. Nel 1969 l'americano Vilbur Allen inventa il "compound", in attrezzo molto elaborato che, grazie ad un sistema di cavi, opportunamente collegati, consente una maggior potenza con minore sforzo alla massima trazione. Caratteristiche queste che rendono il "compound" estremamente preciso anche nelle lunghe distanze.
Un accenno anche all'altra componente indissolubilmente legata all'arco, cioè la freccia. Le prime frecce usate dagli antichi erano in legno con punte di minerale duro o in osso. Oggi si adopera ancora il legno, specialmente il cedro, per il "long bow" o l'alluminio, fino alle più sofisticate in carbonio per gli archi moderni da competizione.
Con tutti questi tipi di archi e frecce oggi si organizzano innumerevoli competizioni promosse dalla FITARCO e dalla FIARC, federazioni nazionali e, a livello internazionale, dalla FITA.
Limitiamoci a ricordare che questa disciplina sportiva era presente ai primi giochi ellenici, poi riapparve alle Olimpiadi di Parigi nel 1900 per restarvi ad ogni edizione seguente. L'arco quindi, inteso nel lontano passato come un'arma da caccia e da guerra, oggi è apprezzatissimo strumento per un'entusiasmante sport che conta migliaia di appassionati. Uno sport pulito, non violento, che si pratica con riflessione e concentrazione, che esercita su chi lo segue un fascino naturale. Forse un'inconscia sensazione di forza che giunge all'uomo con l'arco dalle lontanissime origini.

 

 

 

 

Franco e il suo "storico" italiano

 

 

Achille e il suo"long bow"

 

 

Vanni e il suo "ricurvo"

 

 

 

 

 

 

zero6mare@hotmail.com

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